Fuori dalla Porta di San Pancrazio, nel Medioevo, uscivano quattro strade: Via della Vigna Nuova, Via delle Belle Donne, Via del Sole e Via della Spada.
Quest’ultima era la più importante poiché segnava la direttrice della centurazione romana nel senso della Via Cassia, procedendo lungo il tracciato urbano del Decumanus: da Via degli Strozzi proseguendo per Via della Spada, Via Palazzuolo, Porta al Prato, Via Ponte alle Mosse, Rifredi, Sesto fiorentino, Prato, Pistoia, dirigendosi quindi verso il nord.
La strada formò successivamente vari borghi, compresi tra le cinta murarie; fu così che dalla cerchia romana passante per l’attuale Via dei Tornabuoni si formò il Borgo di San Pancrazio o Brancazio come dicevano i vecchi fiorentini. Dalla porta di S. Paolo, che si apriva dal primo cerchio delle mura comunali nacque invece in un secondo momento il Borgo di S. Paolo, così chiamato per il Monastero, la Chiesa e l’Ospedale di S. Paolo. Dal periodo estivo fino ad ottobre venivano allestite sagre e mercati, sia dentro le mura che lungo il Decumanus; proprio tra i due borghi, in Via della Spada appunto, confluiva la massa dei viaggiatori e dei mercanti che dalla Via Cassia andava al nord e viceversa, rendendola così soprattutto in quel periodo dell’anno il crocevia più importante di Firenze.
Merita un discorso a parte l’origine del nome della nostra strada. Riteniamo credibile l’ipotesi secondo la quale il nome, da alcuni ricercato nell’insegna di qualche taverna, che avrebbe poi dato il nome alla strada, avrebbe un origine nobile, da ricercarsi nella tradizione cavalleresca.
Nella leggenda sullo Scoppio del Carro, di cui parla Ghinozzi di Uguccione dè Pazzi nelle “Ricordanze” del 1535, è riportata la storia di Pazzino dè Pazzi, il quale partecipò alla crociata del 1096 comandando le milizie fiorentine. Essendo riuscito a piantare il vessillo cristiano sulle mura di Gerusalemme, egli ebbe in premio da Goffredo di Buglione tre pezzi di pietra del Santo Sepolcro e l’arma del duce, ovvero uno stemma coi delfini e le croci in campo azzurro (è possibile ammirarne una riproduzione d’epoca nella Chiesa di Santa Trinita).
Tali pietre sarebbero poi divenuti oggetto di culto all’interno della basilica di San Pancrazio, fino a quando, alcuni secoli più tardi non entrerà in scena Giovanni Rucellai.
Il nobile fiorentino che era in affari con il Medio Oriente, dettte ordine al suo agente in Palestina di prendere le misure dell’interno del Santo Sepolcro originale; dette quindi mandato a Leon Battista Alberti affinchè questi ne riproducesse una copia in scala ridotta all’interno della cappella della Famiglia Rucellai, in San Pancrazio.
Il Pancrazio era in origine una varietà di discipline sportive nell’antica Grecia; da qui venne dato questo nome ad un giovane martire che aveva combattutto ed era morto per salvare altre vite, divenendo così il simbolo della lealtà e del coraggio. In seguito diventò il patrono dei cavalieri, a questo martire sono dedictae chiese in varie parti del mondo, mentre a Roma, nella chiesa di San Pancrazio i cavalieri giuravano fedeltà per la difesa della fede cristiana e della Terra Santa.
Essendoci, quindi, un’antica devozione verso il Santo Sepolcro, collegata alla tradizione cavalleresca della conquista e della difesa dello stesso, crediamo non sia azzardato pensare che la Spada che da il nome alla Via sia collegata ai cavalieri che si recavano al Santo Sepolcro fiorentino, in segno di devozione verso la fede cristiana e verso il cavalierato stesso.
A cura di Patrizio Castoria
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